FORME_di marmo di acqua di luce

Una sintesi per immagini del territorio Apuano, dove a breve distanza convivono Alpi Apuane e il Mar Tirreno. Un percorso visivo dedicato alle FORME di Marmo, d’Acqua, di Luce a cui l’autore dedica la sua più intima ricerca. Le Forme, non sempre naturali, sono provocate dall’uomo nel suo s-cavare la pietra eterna: il marmo. In continuo dibattersi tra vita e morte, mutando il suo aspetto nelle forme evocative percepite e studiate dall’autore, riflette una luce profonda che investe gli animi pronti a recepirla nella sua essenza.

“…Nella raffinata sequenza di tavole, raffiguranti, per lo più, porzioni di pareti rocciose, si assiste al passaggio da un enigmatico naturalismo a una sorta di estremo realismo sconfinante nell’astratto. Qualcosa di efficacemente espressivo è presente in queste pietrose fattezze che appaiono estranee quanto complici, ignote quanto conosciute. Le rocce, ovviamente, nulla dicono: è l’artista a farle parlare (cioè ad aprire la via non di una vera e propria grammatica, ma di un peculiare criterio di senso) e, con partecipe sapienza, a consentire loro di emergere non soltanto quali oggetti osservabili, ma quali vere e proprie fisionomie, fino a sconfinare in un’astrattezza davvero vivida. E poetica, senz’altro, secondo le cadenze di un elegante bianco e nero che non abbandona mai l’osservatore coinvolgendolo in un’appassionante ricerca.”

Marco Furia sulla fotografia di Paolo Maggiani in “Quanti di poesia”, antologia a cura di Roberto Maggiani, Ed. L’Arca Felice, Salerno, 2011

"Paolo Maggiani (Carrara 1964) è stimato e apprezzato per la sua fotografia attenta all’analisi dei particolari che sfuggono all’occhio; attraverso personali inquadrature e prospettive, mette in risalto le forme, i colori e i loro contrasti e/o armonie. Osservando le fotografie di Paolo Maggiani ho una duplice, forte sensazione, sono antiche e moderne. Antiche nel senso che riproducono situazioni di sempre, spettacoli che la natura ci offre instancabilmente e da sempre sono fonte di ispirazione per le più diverse forme d’arte. Eppure sono anche moderne, per la luce particolare che le attraversa, calda e rassicurante, una luce che sembra volerci accompagnare più in la di dove si posano i nostri occhi. Solo in apparenza sono prive di elemento umano, perché lì dentro ci siamo noi, sospesi tra gli alberi, leggeri nel cielo o accarezzati da quel mare. Ecco, la modernità ci ha dato strumenti utili per ottenere tutto questo, ma solo una sensibilità antica poteva restituirci un risultato così completo".

Marella Mancini, redazione de L’Espresso, Roma, 2010

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